Due giorni in Val Pesio.

Qualche settimana fa, quando le restrizioni sugli spostamenti durante il Covid si sono allentate, siamo andati a respirare un po’ di aria fresca in montagna con una coppia di amici. Per la precisione, abbiamo guidato fino a Chiusa di Pesio, nell’omonima valle, dove si trova il Parco naturale del Marguareis. Il Parco, istituito alla fine degli anni ’70, si estende nel cuneese comprendendo una vasta area di Alpi Marittime (per me, forse tra le Alpi più belle in assoluto) e si chiama così per la Punta Marguareis, la più alta della zona con i suoi 2651 metri.

Noi siamo arrivati il sabato dopo pranzo e subito ci siamo infilati calzoncini e scarponi per andare a vedere la cascata Pis del Pesio. Si tratta di una cavità orizzontale a circa 1.450 m di altitudine che raccoglie le acque dei colli sovrastanti, per poi fuoriuscire con una cascata di circa 30 metri.  Da dove abbiamo posteggiato i nostri van, si tratta di una breve passeggiata di qualche ora, senza particolari difficoltà, che porta a questa conca di roccia dove i fenomeni carsici che caratterizzano l’intera zona danno vita a questo getto d’acqua che sgorga direttamente dalla roccia nuda, il Pis del fiume Pesio appunto!

La sera cuciniamo fuori dai furgoni: formaggi, carni grigliate, birre e tante chiacchiere ci deliziano per ore. Inizia a piovigginare quando decidiamo di ritirarci per la notte.

Il giorno successivo ci sveglia un temporale, che diminuisce man mano. Alle 8 tutti i monti attorno a noi sono coperti di nebbiolina. Ci vestiamo un po’ di più e ci prepariamo per andare al Rifugio Garelli, a 1970 metri nel Pian del Lupo. Si tratta di un’escursione decisamente più lunga, anche se non difficile, ed impegnativa più che altro per l’estensione chilometrica. Iniziamo con un tratto del percorso effettuato il giorno prima, su una strada battuta che passa in mezzo ai boschi (e a delle cascate stupende!) fino ad arrivare al Pian delle Gorre. Qui veniamo tentati dai panini proposti dal menù e quindi ci fermiamo per fare una seconda colazione! A quel punto prendiamo il sentiero che sale a tornanti lungo il lato della montagna e che ci porterà al Garelli. Saliamo, saliamo, saliamo in mezzo alla vegetazione. E’ umido e coperto, si vede poco e io mi annoio un po’, finché dopo l’ennesimo tornante il bosco finisce e la vegetazione si dimezza: rimangono arbusti bassi che ci lasciano vedere il Pian del Lupo, un pratone che si estende nella nebbia e in mezzo al quale spunta un alpeggio.

Il rifugio ormai è vicino! Lo vediamo emergere: una struttura architettonicamente impressionante, con il tetto che spicca tra le nuvole. Quando arriviamo, leggiamo anche della particolare attenzione nei confronti del risparmio energetico: l’obbiettivo del rifugio è quello di essere quasi completamente autonomo a livello energetico, non a caso si sono dotati di impianti idroelettrici e fotovoltaici. Ma la cosa che più ci incuriosisce è il pannello informativo sull’installazione del fitrodepuratore per le acque reflue. E’, leggiamo, un progetto italo-francese, denominato ALCOTRA, sperimentale dato che è il primo a lavorare ad alta quota.

Dopo aver pranzato, scendiamo dall’altro lato della montagna. Il paesaggio da questa parte è impressionante: davanti a noi si estende il Marguareis del quale vediamo il Canalone innevato, che si specchia su un laghetto alpino color piombo.

Una volta arrivati ai furgoni, ci sciacquiamo e ci rimettiamo in marcia: vogliamo andare a dormire sul Colle di Tenda, sul confine francese! Si tratta di un valico alpino che separa le Alpi Liguri dalle Marittime. La caratteristica principale è la presenza di una serie di Baraccamenti, cioè forti militari, ormai diroccati e costruiti alla fine dell’800 con lo scopo di proteggere il Piemonte da attacchi nemici! Arriviamo in cima e ci posizioniamo davanti al Baraccamento Centrale e subito ci mettiamo al lavoro con la cucina.

Dopo uno spettacolare tramonto, che però vedono solo i ragazzi dato che io e l’altra fidanzata ci infiliamo nei sacchi a pelo date le temperature sempre più basse, ci addormentiamo. Alle 4 del mattino i furgoni sono scossi da raffiche di vento violentissime! Ci svegliamo con 6° e una nebbia stile Silent Hill: le intenzioni di andare alla vicina Rocca dell’Abisso e di fotografare i forti scemano subito dato che non si vede a un metro dai nostri nasi…

Facciamo quindi colazione al calduccio dentro al VanRooster e ce ne torniamo a casa! Nonostante la conclusione “grigia” del weekend, siamo stati bene. Com’è facile sentirsi di nuovo in forma dopo due giorni nella Natura!

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Enza Graziano ha detto:

    Bellissima avventura e stupende foto! È vero che la natura è rigenerante 😊

    "Mi piace"

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