Bobbio e la Val Trebbia.

E quando il meteo non è favorevole ai trekking che si fa? Si prende il furgo e si guida verso qualche cittadina pittoresca da visitare! Dopo la splendida visita a Bussana Vecchia di un paio di anni fa, abbiamo deciso di esplorare un altro borgo storico, questa volta nel piacentino: Bobbio!

Dopo aver montato i moduli S-Moove nel furgone, caricato i bagagli e fatto la spesa per il weekend, finalmente partiamo. Le previsioni meteo danno minime sui 5° e massime di 14°, e infatti per la notte ci portiamo sacchi a pelo e coperta: nel furgone non abbiamo riscaldamento per quando siamo fermi e quindi è bene essere preparati per la notte. Scavalchiamo la nostra valle, che confina con la provincia di Piacenza, e ci ritroviamo nella Val Trebbia dopo un’ora e mezza di curve e strade di campagna. E’ il momento di cercare qualche location per dormire: possibilmente in mezzo al verde, possibilmente lontano dai centri abitati. Ci infiliamo su da una stradina che porta alla frazione di Dezza e, dopo un po’ di giri, troviamo la piazzola perfetta per noi.

Il VanRooster non sarà caldissimo ma è perfettamente attrezzato: abbiamo il lavello con l’acqua corrente per lavare i piatti, il fornello per cucinarci un’ottima pasta al sugo, i tappeti per non sporcare per terra, il tavolo per giocare a carte…wow! La mattina ci svegliamo con 0°, la brina anche all’interno del parabrezza e tutta la campagna gelata attorno a noi. Smontiamo il letto, ci scaldiamo con un po’ di thé e andiamo verso San Cristoforo, dove un sentierino ci dovrebbe portare alla Cascata del Carlone; il percorso perfetto per riscaldarci un po’!

Camminiamo mezz’ora seguendo il rumore dell’acqua e voilà, ecco la cascata! Il fiume si trova lungo il trail chiamato La Scarpa della Val Trebbia, un percorso fisso ad anello di circa 36km che si sviluppa tra i comuni di Marsaglia, Bobbio e Coli: ce lo segniamo, potrebbe essere una bella destinazione per un weekend estivo in tenda.

Dopo la cascata ci dirigiamo verso Brugnello, a 13km da Bobbio. E’ quasi mezzogiorno e quindi ci fermiamo lungo la strada per pranzare: apparecchiamo la panchina dell’area di sosta e godiamo degli ultimi raggi di sole prima che venga nascosto completamente dalle nuvole! E’ ormai tutto coperto quando raggiungiamo il centro abitato. Si tratta di una borgata piccola piccola a strapiombo sul fiume Trebbia dove risiedono solo 11 abitanti. Il paese è un vero gioiello: tutte le case sono ristrutturate magnificamente, con i loro muri in pietra e gli scuri di legno intagliato; ci sono fontane in ogni dove e dalla chiesa si apre una terrazza a picco sul fiume in grado di regalare viste spettacolari. Sotto di noi si trova infatti un vero e proprio canyon formato dalle anse del Trebbia!

E finalmente, dopo Brugnello, arriviamo a Bobbio! Posteggiamo a Co’ del Ponte, al di là del famosissimo Ponte Gobbo, o Ponte del Diavolo, uno dei punti di accesso per la città e sicuramente il più caratteristico. Il ponte è “gobbo” perché pieno di bozzi, dato che le numerose arcate sono tutte diverse tra loro, cosa che rende il suo profilo irregolare e decisamente distintivo.

Una delle leggende racconta che il Diavolo in persona promise a San Colombano (monaco irlandese che si stabilì a Bobbio in epoca medioevale) di costruire il ponte in una notte, in cambio della prima anima mortale che lo avrebbe attraversato. Il santo accettò e allora, nella notte, il diavolo convocò altri demoni che lo aiutarono nella costruzione reggendo gli archi del ponte. I demoni però erano di altezze diverse, ecco perché le volte sono tutte differenti tra di loro! Al mattino, il diavolo si appostò all’estremità del ponte, in attesa dell’anima promessa ma San Colombano fece attraversare il ponte da…un cane! Il diavolo, fregato, se ne tornò all’inferno dopo aver tirato un calcio al ponte, che da allora è storto.

Il ponte è davvero particolare e, nel complesso, è la cosa che ci piace di più della città. Sarà l’orario (dopo pranzo), sarà il meteo grigio, ma in paese non c’è nessuno ed è tutto chiuso. Girovaghiamo tra le contrade medioevali, quella del Castellaro, con i suoi portici, è davvero particolare, raggiungiamo il Castello Malaspina del Verme – che però è chiuso, entriamo nel monastero di San Colombano e poi però non ci rimane molto altro da fare. I palazzi storici sono chiusi, il paese è disseminato di chiese ma noi vediamo solo l’Abbazia centrale; alla fine torniamo mogi verso il ponte. Mi aspettavo molto di più da Bobbio o forse non so bene neanche io che cosa mi aspettavo! Anche girare tra le case in pietra dopo un po’ ci stufa: non c’è nessuno, non ci sono colori, neanche fiori alle finestre, solo qualche cortiletto verde. Fatto sta che in neanche un’ora e mezza completiamo la visita e ce ne andiamo. Chissà, magari non era la giornata giusta!

Nonostante la conclusione un po’ sottotono, ripartiamo contenti: alla fine non c’è niente di meglio che passare un weekend all’aria aperta, esplorando posti nuovi!

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