Il Mulino di Serventino.

Prima che il basso Piemonte ripiombasse nel panico da alluvione, io e Simone, in una bella domenica che sembrava di primavera, siamo andati a fare una passeggiata nei boschi della nostra valle, alla ricerca del Mulino di Serventino.

Andiamo così al paese di Roccaforte e posteggiamo il VanRooster sotto la chiesa, per poi scendere a piedi lungo la stessa strada. Costeggiamo qualche villetta, un orto e via, si entra in un bel sentiero alberato che attraversa pratoni e campi di proprietà. La giornata è limpidissima e quando sbuchiamo in punti un po’ liberi dagli alberi possiamo godere di una panoramica pazzesca sulle colline che ci circondano! C’è già qualche tinta autunnale qua e là, anche se le temperature sono da maniche corte.

Tornati nel sottobosco, il sentiero cambia e diventa stretto, sterrato e in discesa, forse stiamo seguendo il vecchio letto di un fiume – o forse sono i segni della passata alluvione del 2014. Chissà! Il percorso è comunque chiaro da seguire, e ben segnalato da i segni rossobianchi sugli alberi e dai cartelli “274“. Sentiamo rumori di animali eccheggiare vicino a noi: è periodo di caccia quindi facciamo in modo di parlare a voce alta per farci sentire, ma fortunatamente non si sentono spari.

Continuando a scendere scavalchiamo qualche tubo idrico e iniziamo a distinguere le tegole di un tetto: ancora pochi passi ed arriviamo ad una splendida casa con cascina annessa. E’ il Mulino di Serventino! La struttura del Mulino è stata ristrutturata ed ora rimane la grande e magnifica ruota accanto alla casa padronale, ristrutturata, con delle belle imposte di legno e un forno esterno; accanto c’è un’altra casa bassa e lunga, probabilmente un ripostiglio, davanti alla quale campeggia un’altra ruota in pietra e qualche vecchio attrezzo agricolo. E’ tutto sbarrato e noi costeggiamo appena le case per fare qualche foto e le ammiriamo, lì, sole, in mezzo alla foresta. C’è un rio vicino, una strada forestale per raggiungerle in auto. Insomma, come al solito quando vediamo queste case pensiamo che ci abiteremmo volentieri!!

La strada forestale (che piega sulla sinistra) è quella che ci porterà al van, ma prima decidiamo di seguirne un’altra (sulla destra) per scoprire i resti di altre vecchie case disseminati qua e là in mezzo al verde. Distinguiamo due ruderi in pietra, uno dei quali ancora con una ruota di mulino, e più avanti ancora una vecchia stalla attrezzata e una casetta quadrata in fase di ristrutturazione, sola, in mezzo al campo. Non ci sono infissi, ma il tetto è nuovo e anche i muri sembrano fatti recentemente. Con un bel portone di legno, degli scuri a tinte accese e qualche fiore alle finestre verrebbe un bel gioiellino! Ma basta sognare, la fame inizia a farsi sentire, e abbiamo ancora da fare tutta la salita del ritorno.

Ci fermiamo a metà strada per pranzare e riposarci un pochino, sentiamo ancora i versi degli animali rincorrersi tra gli alberi; non riusciamo a capire se sono bramiti di ungulati o grugniti di maiali o cinghiali. Chissà! Dopo aver mangiato, riprendiamo la salita, mancano un paio di km a Cascina Borassi e a Roccaforte. Lo sterrato finisce nel quadrivio dove sorge la splendida chiesetta della Madonna della Pace, ci infiliamo di nuovo in mezzo a qualche prato (dove raccogliamo qualche mora) e poi torniamo sulla strada principale dell’abitato di Corti. In poco tempo siamo al posteggio sotto la Chiesa. Che bella giornata!

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