Ma che bella, Valchiusella.

Caldo, weekend, tenda nuova, van, venerdì, partenza. Si riassume così la scorsa settimana durante la quale, complice l’arrivo della nuova tenda di Vargo Outdoors, abbiamo organizzato con cura la partenza per la montagna il venerdì. Abbiamo fatto la spesa per il weekend, montato l’allestimento S-Moove in base alle nostre necessità, riempito gli zaini…e così venerdì pomeriggio eravamo già per strada! Destinazione: Valchiusella, nel Canavese. La sera ci posteggiamo in uno spiazzo tranquillo, ci cuciniamo due bistecche e dopo qualche partita a carte andiamo a dormire al fresco.

Decidiamo di fare un lungo anello in due giorni, con la possibilità di accorciarlo a metà strada se troppo stanchi. In totale sarebbero una ventina di km con 1300m di dislivello totale: ce la faremo? Il meteo sembra favorevole, andiamo regolarmente in bicicletta e quindi un po’ di fiato e di gambe ce l’abbiamo, gli zaini quasi non pesano perché contengono praticamente solo cibo. Insomma, si ce la possiamo fare.

Il sabato mattina ci svegliamo riposati, facciamo una super mega colazione e via, scendiamo al paese di Fondo per accedere al sentiero. Il borgo è un piccolo gioiello in pietra e poco più avanti sul sentiero (verso l’Alpe di Prà) scopriamo altre casette meravigliose fino a Talorno, un conglomerato di case in pietra e vasi di gerani immerso nel verde e accanto al fiume Chiusella. Tutte le case o quasi sono abitate, rimesse a nuovo, curate. E’ un vero spettacolo!

Seguiamo una mulattiera larga e battuta fino all’Alpe di Prà, sotto un bel sole che ci colora le braccia. Dopo qualche ora ci fermiamo a bere e a mangiare qualcosa; vogliamo arrivare almeno ai primi laghi, quelli della Buffa, in modo da spezzare a metà il percorso. Dall’alpeggio, la strada inizia a stringersi e a salire. Tornanti e gradoni in pietra segnano il percorso ma noi saliamo bene, tranquilli, senza troppa fatica. E poi non ci corre dietro nessuno, abbiamo l’intera giornata e quindi, volendo, potremmo anche fermarci a riposare ogni mezz’ora che non ci cambierebbe nulla! Bisogna però dire una cosa: seguire il sentiero diventa man mano più ostico. I segnavia bianchi e rossi sono sbiaditi e gli ometti mezzi caduti, probabilmente non è un sentiero molto battuto. Riusciamo ad orientarci senza grandi difficoltà, ma di tanto in tanto ci dobbiamo fermare per scrutare i massi davanti a noi.

Ai laghi della Buffa arriviamo con un tempo grigio e nebbioso che ci fa temere la pioggia. I laghi (uno ben visibile e due nascosti) sono di scioglimento e dato il maltempo sembrano grigio piombo. Ma il paesaggio è spettacolare e quindi decidiamo di fermarci un po’. Tiriamo fuori i maglioni, qualche snack e riprendiamo fiato. Sono le quasi le tre del pomeriggio. Ci basta mezz’ora seduti per renderci conto che non riusciremo mai a stare qui fermi fino alla sera, girandoci i pollici! Decidiamo così di proseguire il sentiero, svalicando sulla sinistra per raggiungere il lago successivo, il lago di Creus, e fermarci lì. Ricominciamo quindi a salire e finiamo per trovarci su un pianoro cosparso di massi oltre il quale…c’è solo nebbia! Sembra che, finito il prato, finisca anche il percorso a strapiombo! E invece è lì che inizia la discesa.

Una faticaccia! Già le gambe sono stanche, ma la cosa peggiore è il sentiero: non si riconosce la traccia in mezzo all’erba alta fino al ginocchio, e le piante, oltre ad essere scivolose, impediscono di vedere su cosa mettiamo i piedi. Scendiamo piano, puntellandoci sui bastoni da trekking (portateveli sempre!) e tastando il terreno davanti a noi prima di fare ogni passo, per evitare di infilare i piedi in qualche buca nascosta o di strozzarci le caviglie tra due pietre. E così scendiamo e scendiamo, con la vista del lago di Creus sotto di noi a mantenerci alto l’umore. Vediamo già un paio di posti nei quali piantare la tenda…

Dopo un po’ di riposo e una cenetta cucinata sul nostro fornello Vargo, circondati dalle zanzare ci ripariamo nella tenda. Lunga 218cm e alta 109cm, la nostra nuova tenda No-Fly ci permette di stare seduti comodamente mentre chiacchieriamo e giochiamo a carte. Inoltre, io che sono corta, posso tranquillamente tenere in fondo ai miei piedi una sacca con tutta la tecnologia (per non farle prendere freddo) e avere ancora spazio. Sotto le verande esterne, invece, lasciamo gli zaini, le scarpe e le stoviglie. L’unico appunto è che, essendo monotelo, si inumidisce molto: la condensa creata da noi dentro e dall’umidità fuori è un dato di fatto – purtroppo.

Il mattino dopo io non riesco proprio a camminare! Emergo a fatica dall tenda e decreto di non essere in grado di percorrere altri 9km. Decidiamo quindi di accorciare il ritorno e farne solo 5,3 (grazie Simo). Facciamo colazione, asciughiamo la tenda, chiudiamo gli zaini e via! Per qualche tratto ancora ci troviamo immersi nell’erba alta, ma questa volta è meno faticoso e in un paio d’ore ci ritroviamo ad attraversare alpeggi e poi di nuovo Talorno. Birra, coca e gelato per rinfrancarci lo spirito nel barettino di Fondo e poi torniamo al VanRooster. In due ore saremo a casa, a sognare ancora le casette di mattoni e i prati verdi della magnifica Valchiusella…

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