Niente vento sull’isola di Chiloè!

Ci siamo fermati un po’ in Patagonia, e ripartire è triste, ma l’unica cosa che NON ci mancherà e che speriamo di evitare risalendo è il VENTO. Il maledetto vento che soffia da giorni e che non ci abbandona mai! Dopo aver recuperato le energie con una super dormita al Camping Güino di Puerto Natales, prendiamo un bus e partiamo alla volta di Punta Arenas. Qui ci fermeremo solo una notte (anche perché non c’è niente da vedere oltre al cimitero monumentale) per ripartire il giorno seguente in direzione di Puerto Montt.

La città del fottuto vento.

Il cimitero è effettivamente molto particolare, con le tombe e le cappelle colorate e piene di fiori finti e girandole (sembra di sentire anche qui la tradizione festiva dei latini nei confronti dei morti), che col vento ruotano come pazze rendendo l’atmosfera meno cupa. Noi giriamo per i sentierini soffermandoci nei punti più riparati, ma il vento diventa sempre più insopportabile. Entriamo in un bar per fare merenda e far venire l’ora del bus verso l’aeroporto…ci chiediamo: riusciremo a partire? Quando saliamo sul minivan che ci porta all’aeroporto, costeggiamo il lungo mare e raffiche potenti scuotono l’auto a destra e a sinistra.

In aeroporto la situazione non migliora la mia ansia, poiché pur vedendo atterrare e partire gli aerei, rimaniamo impressionati alla vista dei passeggeri che scendono scortati dalla crew: bambini che non si reggono in piedi, adulti accompagnati a braccetto, VALIGIE che volano via e in generale persone che arrancano lungo la pista di atterraggio. Non solo: a un certo punto ci dicono che non possono usare la passerella mobile per farci salire, causa vento of course. Dire che me la sto facendo sotto è un vago eufemismo per la sensazione di morte imminente (o peggio, di vomitare in aereo davanti a tutti!) che provo, ma quando l’aereo parte e supera i primi 3 forse 4 minuti di turbolenza, le ali si raddrizzano e viaggiamo leggeri e veloci, e io mi sento finalmente bene!

Simo che guarda se stiamo per precipitare causa vento.

Pausa letto a Puerto Montt e poi ripartiamo per l’isola di Chiloé, con la compagnia Cruz del Sur, che ci porta via bus e via traghetto alla città di Castro. L’isola e il suo arcipelago sono la porta per chi si muove verso la Patagonia ma noi che da lì ci stiamo tornando, vediamo una Natura ancora di tutt’altro tipo. Foreste rigogliose fioriscono grazie alle costanti precipitazioni (piove in media 300 giorni l’anno, ma noi abbiamo beccato solo un giorno brutto!), le campagne sono coltivate e popolate da animali da allevamento, infatti si fanno ottimi formaggi e si coltivano gustose patate chilote, e l’Oceano Pacifico spazza le lunghe spiagge. Il Cile ci ha colpito per la sua varietà geografica, e qui ancora di più, regalandoci una settimana tra foreste, spiagge e città particolarmente piacevoli.

A Castro vediamo le splendide palafitos colorate: casette sull’acqua dipinte a colori vivaci che, al momento del bisogno, possono essere fisicamente trasportate in un altro luogo. Questa tradizione chilota si chiama minga ed è, leggiamo nel museo di Castro, un momento di lavoro ma anche di festa, di solito accompagnato da un bel piatto di curanto, a base di molluschi, pollo e maiale. De-li-zio-so!

La sua preparazione è un vero e proprio evento per la gente del posto, ed inizia con lo scavo di una buca in terra che viene poi riempita con legna e pietre. Dopo aver acceso il fuoco, si aspetta che le pietre siano belle calde e quindi si posizionano strati su strati di foglie, frutti di mare, verdure e maiale, poi si chiude tutto e via con la cottura!

Potevamo forse perdercelo?

A Castro abbiamo passeggiato, vagabondato, mangiato bene (provate El Mercadito, di fronte al porto), dormito all’hospedaje Mary spendendo poco per un bel lettone comodo…insomma ci siamo rilassati e ci siamo goduti i colori del tramonto, delle case, delle vie cittadine. Le barche di legno in secca, le casette di scandole di alerce (i larici locali) colorate, gli arbusti mossi dal vento; tutte cose che ci hanno riempito il cuore e gli occhi. Basta una notte per decidere di fermarci ancora un po’, ancora qualche giorno.

2 risposte a "Niente vento sull’isola di Chiloè!"

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