Patagonia cilena: il W Trek.

E dopo tanto penare (leggete l’articolo precedente per scoprire COME si prenota un trekking a Torres del Paine…e bestemmiate con me) siamo arrivati nella Patagonia Cilena!

Decidiamo di passare quattro giorni in totale al Parco di Torres del Paine, il primo passeggiando in tranquillità fino alla splendida cascata di El Salto Grande e al Mirador Cuernos, e i seguenti tre lungo il famoso W Trek. Questo trekking è famosissimo e permette di attraversare, compiendo una “w”, tutta la parte sud del parco, finendo il giro alla base delle Torri del Paine. Si compie in 3/4/5 giorni a seconda dell’allenamento (e della voglia, oltre che della disponibilità dei campeggi). Accoppiato al W Trek c’è il più impegnativo O Trek, che completa la “w” aggiungendo un semicerchio a nord, chiudendo la O.

Dove siamo stati noi il primo giorno.

La passeggiata fino al Salto Grande è facile ma non per questo meno interessante. La prima cosa che vediamo sul percorso, infatti, è un guanaco che allatta un cucciolo su un’altura appena sopra di noi! La mamma sembra essersi messa in posa, e noi non lesiniamo sulle foto… La cascata è sul fiume Paine, subito dopo l’impronunciabile lago Nordenskjöld, ed è alta più di 60m con una portata d’acqua impressionante!

Dopo la splendida cascata proseguiamo lungo il Sendero, alla fine del quale si arriva al mirador Cuernos, da dove si vedono “i corni” del Paine, un insieme di montagne granitiche molto appuntite (ecco spiegato il nome). Andata e ritorno vi portano via circa due ore, e pur essendo una facile passeggiata, val la pena compierla per via del paesaggio spettacolare. Io sono molto colpita dalla selva di alberi bruciati e ormai bianchi sotto i quali la Natura ha ricominciato a vivere rigogliosa. Sono i resti di un brutto incendio di qualche anno fa che ha demolito tutta l’area attorno al centro di accoglienza del Parco. Così bianchi e scheletrici sono a tratti inquietanti, ma a me piacciono da impazzire!

Il secondo giorno nel parco partiamo lungo il W Trek. La nostra (difficilissima) prenotazione ci permette di viaggiare lungo questa traccia:

  • 1° tappa: 11 km, dal Rifugio Paine Grande al Rifugio Grey (con pernotto in campeggio);
  • 2° tappa: 11 km, dal Rifugio Grey al Rifugio Paine Grande (con pernotto in campeggio);
  • 3° tappa: 24 km, dal Rifugio Paine Grande al Torre Central (con pernotto in campeggio)
  • 4° tappa: 18km andata e ritorno alle Torri del Paine, ritorno a Puerto Natales.
La W!

La prima tappa sul W Trek è difficoltosa. Dopo un pullman e un traghetto (l’unico modo per arrivare dalla zona Pudeto all’altra sponda del lago, dove inizia il trekking), iniziamo la camminata sotto una pioggerellina leggera, che diventa fastidiosa man mano che aumenta il vento. I guardia parco che controllano le nostre prenotazioni lungo il cammino ci dicono di fare attenzione, perché è previsto vento forte. E questo ci colpisce dopo circa un’oretta di cammino… Raffiche costanti sui 60 km/h ci piegano sulla strada: siamo tutti bardati (la pioggia ci tamburella in faccia facendoci male come se fosse grandine) e picchiamo sui bastoni da trekking facendoci forza. Non ci fermiamo mai e in quattro ore arriviamo a destinazione, morti. Non abbiamo visto nulla di quello che c’era attorno a noi, non ne abbiamo avuto la possibilità, e quando montiamo la tenda in un boschetto, andiamo a dormire senza quasi fiatare. Siamo stanchi e abbattuti dalla giornata faticosa. Il giorno dopo speriamo nel bel tempo, così da poter rivedere quello che ci siamo persi!

Il secondo giorno siamo fortunati: il vento è calato, il meteo continua a cambiare ma la pioggerellina è sopportabile e di tanto in tanto fa pure abbastanza caldo da spogliarci! Finalmente vediamo il Glaciar Grey, sotto il quale abbiamo dormito. La lingua di ghiaccio scivola nell’azzurro lago glaciale, abbandonando qualche iceberg qua e là. Questa volta i km scorrono più facilmente, senza grandi fatiche. Arriviamo al rifugio Paine Grande, che è grande davvero, a metà pomeriggio. Cerchiamo di piazzare la tenda in un punto riparato ma: sorpresa! Tutte le barriere protettive erette sono occupate esclusivamente dalle tende di proprietà del campeggio – come se noi clienti paganti solo il pernotto non fossimo abbastanza. Ceniamo al caldo nella cucina (che a mezzanotte chiude le porte, quindi chi ha bisogno di riparo di notte si incula) e dopo una doccia calda ci infiliamo in tenda. Sono circa le 9 quando inizia a ululare il vento. Scende dalle montagne e spiana la valle, una folata dopo l’altra. E’ quella sera che capiamo il perché di tutte quelle belle tende a igloo… La nostra non è autoportante, si regge sui bastoni da trekking ed è sagomata, quindi ogni botta di vento si schianta sul telo facendo tremare tutto. Tranne un solo momento di vero panico (quando un bastone collassa, ma per colpa nostra e non del vento), la tenda regge fin troppo bene in queste condizioni meteo proibitive. Incredibilmente la notte dormo come un sasso.

Il mattino successivo ci svegliamo presto, smontiamo la tenda e partiamo prima delle otto: ci aspettano infatti 24 km in una botta sola. Questa volta la giornata è ancora più bella: c’è il sole, siamo in maniche corte e il vento non ci da neanche troppo fastidio. Prevediamo otto ore di cammino circa, quando iniziamo calcoliamo di camminare con un passo di 3,5 km/h. Attraversando un così lungo tratto, il percorso cambia spesso: passiamo dalla foresta selvaggia, al fiume in piena con passerella sospesa, al lungo lago battuto dal vento. Ci fermiamo solo per bere e mangiare qualche snack, ma quando arriviamo al Refugio Cuernos (un posto che non stonerebbe in mezzo agli chalet di Courmayeur) abbiamo una fame da cinema e ci facciamo tentare da una pizza con carne che paghiamo col sangue. Non dico la conversione in euro che è meglio.

Da lì ripartiamo gambe in spalla, ci attende meno della metà del percorso. Superiamo laghi azzurri e lagune che invece diventano color del piombo non appena cambia il tempo. Vediamo scendere delle nuvole piuttosto minacciose e quindi ingraniamo la quinta, dalle montagne arriva anche pioggia portata dal vento e quando, nel tardo pomeriggio, vediamo in lontananza le strutture del Campamento Central sappiamo di essere arrivati. Il campeggio è alla fine di tutte le strutture turistiche: prima ci sono gli alberghi cinquemila stelle, i rifugi, un chiosco e alla fine, sotto le Torri del Paine, c’è la nostra meta. Il campeggio ci delude subito: c’è tantissimo spazio per tutti (saranno oltre 200 posti tenda) ma ci sono solo tre docce e altrettanti bagni per sesso, una doccia ha il tubo rotto, i bagni sono sporchi e pieni di spazzatura; in più lo shelter per cucinare è un tendone di telo da camion con quattro tavolacci dentro. Come si può pensare che possa servire A TUTTI i campeggiatori presenti? Noi andiamo al chiosco a farci derubare delle ultime finanze comprando qualche snack e ci addormentiamo presto dopo aver cenato in tenda. Il mattino dopo ci aspettano le Torri, ma quando Simo si sveglia alle 7, io ho troppo male alle gambe per accompagnarlo. Lo saluto e torno a dormire: mi sveglierò alle 11!

Il racconto di Simo è surreale: il percorso è lungo, e nell’ultimo tratto accidentato, oltre che pericolosamente battuto dal vento. Eppure i pullman non fanno che scaricare turisti ignari di quello a cui stanno andando incontro: 18 km tra andata e ritorno sui quali la gente ciondola senza adeguate calzature o abbigliamento, senz’acqua, fermandosi dopo 2km per ansimare sul prato. Ma i guardia parco che hanno fermato noi per dirci di stare attenti al vento all’inizio del trekking, qui, non ci sono più? Sono spariti? Fa più comodo far arrivare tutti quei turisti della domenica, probabilmente. Insomma, se pure la Patagonia è uno spettacolo unico, l’arrivo ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca ecco!

Quando arriva Simone, è tempo di smontare la tenda e prepararsi per il ritorno a Puerto Natales. Prendiamo l’ultimo bus e arriviamo al nostro campeggio, il CampinGuino (6000 pesos a persona per notte, un affare) in tempo per la nanna. Piazziamo la tenda al solito posto e ci addormentiamo di sasso, accanto ad una simpatica bikepacker. Il giorno seguente ci aspetta una nuova tappa…

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