San Pedro de Atacama: lagune, fenicotteri e saline.

Come detto nello scorso articolo, la nostra primissima destinazione è stata San Pedro de Atacama, la celebre cittadina situata vicino al deserto di Atacama. San Pedro è una piccola e assolata città a 2400mt di altitudine dove le casette fatte in mattoni adobe si alternano alle quelle di legno, tutte rigorosamente a un piano solo costruito leggermente al di sotto della strada e con tetto piatto. Le strade sabbiose si incrociano tra un “rent a bike“, un ostello e un locale alla moda, ma nonostante il sapore chiaramente turistico (è la base per tutti i tour in Atacama), la città mantiene comunque una sua impronta storica e tradizionale. E’ colorata, affollata eppure molto pacifica!

Noi arriviamo senza sapere dove pernottare, ma uscendo un pochino dal centro troviamo il campeggio che fa al caso nostro: Domos Y Eco Camping Los Abuelos, dove, alla metà del prezzo degli altri campeggi in centro, troviamo un posto tenda tranquillo e lontano dalla folla della città. Il campeggio è carino e attrezzato e noi ci troviamo subito d’accordo con il simpatico ragazzo della reception, al quale chiediamo un paio di consigli su come muoverci. La nostra intenzione è di stare tre giorni e partire il successivo, e sfruttarli tutti appieno! Ci suggerisce allora l’agenzia turistica Vive Atacama e poche ma belle mete: la Valle della Luna in primis, il geyser El Tatio, le lagune Miscanti e Miñiques e la zona delle Piedras Rojas. Sono più o meno tutte cose che volevamo fare e quindi ci dirigiamo subito verso l’agenzia, per non perdere tempo.

Prenotiamo due tour per i giorni successivi, spendendo all’incirca 150€ in due, e decidiamo di percorrere la Valle della Luna in bicicletta: qui è pieno di rent a bike che per 6000 pesos (8€) te l’affittano per mezza giornata! Il primo tour ci porta a 4100mt: lì ci aspettano le lagune Miscanti e Miñiques, due laghi salmastri sotto il Cerro Miscanti e il vulcano Miñiques (il tema ricorrente del Cile è: VULCANI). Quando scendiamo dal bus ci troviamo davanti a un altopiano brullo, ricoperto di erba bassa e di succulente, quasi dello stesso giallo ocra delle montagne. Montagne che si ergono imponenti sullo sfondo, eppure sembrano a un passo da noi, con tutte le cime e i crateri ormai spenti. Mentre facciamo colazione con focaccine ripiene di uova e avocado (yum) la guida ci ricorda di stare attenti al mal d’altitudine: è facile farsi mancare il fiato qua sopra, quindi bisogna ricordarsi di bere tanto (per apportare ossigeno nel sangue), ed evitare percorsi impegnativi se non ci si è abituati!

Per il momento noi stiamo bene, anche se il riflesso del sole a quest’altezza ci dà un po’ fastidio. Ci incamminiamo lungo il facile sentiero tra i due e iniziamo a vedere un po’ di fauna: ci sono un’infinità di specie di uccelli, tra le quali l’alzavola e la folaga, ma i primi incontri li facciamo con le vigogne, un camelide della stessa famiglia dei lama e degli alpaca, ma con il pelo corto e una natura selvatica. Hanno un musetto simpatico e un bel pelo dorato, e se ne sbattono allegramente degli esseri umani: sono a casa propria e, sostanzialmente, si fanno i cazzi loro!

Il nostro giro continua con una tappa al pueblo di Socaire e poi alla splendida Laguna Chaxa, una salina di un bianco abbagliante all’interno del Parque Nacional Los Flamencos, dove abbiamo la possibilità di vedere i fenicotteri! Sono bellissimi e soprattutto sono centinaia. Questa è una laguna dell’altopiano composta di strati fangosi e poco profondi che consentono la proliferazione di microinvertebrati, alla base della dieta dei fenicotteri. Ecco perché qui ce ne sono così tanti! Il sale è ovunque, e le formazioni cristalline che vediamo attorno a noi sono stupende: infatti scattiamo una quantità incredibile di foto, pur restando all’aperto per poco tempo date le temperature. I fenicotteri sono bellissimi e il riflesso del cielo sul velo di acqua salata è un’immagine che non si dimentica facilmente.

Altro luogo meraviglioso è l’area delle Piedras Rojas, visibile però solo da un mirador lungo la strada, dato che questa laguna altipianica è chiusa ai turisti. Negli ultimi anni troppe persone sono passate sulle rocce, calpestando e rovinando l’ambiente naturale (la nostra guida racconta che di lì è passata persino la troupe di un film…porno) e così si è preferito chiudere l’accesso a tutti. La vista è comunque stupenda: da là sopra vediamo alternarsi colori diversi, a seconda delle sostanze minerali che emergono dalla laguna.

A quel punto, dopo un ricco pranzo a base di tortillas ripiene, inizia a subentrare il mal di testa e la nausea: è, probabilmente, l’altitudine raggiunta velocemente in autobus che si fa sentire. Un gelato artigianale gusto rica-rica, una pianta officinale tipica, gustato nel pueblo di Toconao allevia leggermente il malessere, ma non basta. Il ritorno lo facciamo ad occhi chiusi, con la testa appoggiata ai sedili davanti. Tuttavia non ci facciamo mancare le viste incredibili che il deserto ci regala: km e km di terra brulla dove solo le vigogne la fanno da padrone, dove di tanto in tanto si ergono turbini di sabbia e dove, ancora più in alto di dove siamo noi, occhieggiano i grandi telescopi che rendono il Cile famoso in astronomia.

Ci spiace non esserci potuti fermare come e quando volevamo noi (i gruppi guidati sono così) ma sicuramente il tour è riuscito a mostrarci tutto il bello che la zona ha da offrirci! Torniamo al campeggio carichi di foto, e il mal di testa, di nuovo a 2400mt, finalmente svanisce. Non vediamo l’ora di rimetterci in marcia il giorno successivo, chissà quali altri paesaggi incredibili ci riserverà Atacama!

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