Un sabato che sa di domenica.

8 dicembre, un sabato che sembrava domenica, senza impegni lavorativi, senza sveglie né orari. E un bel sole nel cielo, a riscaldare una giornata limpidissima. Io e Simone ci svegliamo tardi e cerchiamo un giretto da fare a piedi nella nostra Val Borbera. Così, armati di pane fatto in casa, focaccia, formaggio e prosciutto (non sia mai che restiamo due ore fuori senza cibo a sufficienza) partiamo per il Monte Bossola, direzione Cerendero.

Io la conosco la Val Borbera, o meglio, dovrei conoscerla dato che ci vivo, ma oltre un certo “livello di profondità” all’interno della valle, mi perdo e non so più dove mi trovo! Cerendero, frazione di Mongiardino Ligure, rientra in tutti quei posti dei quali io ignoravo completamente l’esistenza. E che peccato, dato che si trova in una zona molto tranquilla e poco frequentata! Lì vicino si trova la splendida cascata del fiume Gordena, che avevamo visto (e fotografato) completamente ghiacciata un paio di anni fa!

Ci incamminiamo, tutti bardati, lungo la sterrata in leggera salita che, dopo pochi km conduce al Monte. Dopo un attimo ci rendiamo conto di essere TROPPO vestiti, incredibile a dirsi ma è così! Proseguiamo la passeggiata – impossibile chiamarlo trekking anche se noi siamo sempre vestiti stile sbarco in Normandia – sotto il sole caldo di dicembre, godendocelo tutto. Tra poco le previsioni meteo daranno neve e quindi questo sabato assolato ci fa bene e ci ricarica appieno.

Lungo la strada notiamo altre meline selvatiche, che questa volta però non raccogliamo, noccioli, ellebori quasi pronti a sbocciare e un sacco di bacche; il bosco è in piena attività anche se siamo quasi in inverno. A me piacciono molto i “piumini” bianchi che probabilmente sono infiorescenze delle liane attorcigliate agli alberi, sembrano fiori di cotone! Scopriamo anche ben quattro larici, che noi vediamo solitamente sulle Alpi e che invece ci salutano dal nostro Appennino Ligure.

Il Monte Bossola non lo raggiungiamo, ci fermiamo per pranzo in un pratone e tra una chiacchiera e l’altra ci accorgiamo di essere in giro da due ore! Beviamo, mangiamo, raccogliamo la nostra poca spazzatura (SEMPRE) e facciamo dietro front. Tornati all’auto, prendiamo una strada diversa per tornare a casa e finiamo per attraversare una serie di piccoli paesini ormai disabitati, come la frazione di Canarie (giuro). Quattro case, una più bella dell’altra, ed una chiesa diroccata che vedevamo spuntare tra il fogliamo dall’alto del nostro percorso.

E’ la Chiesa di San Ruffino, ormai diroccata e in attesa di restauro, che con i suoi rosoni colorati e tristemente rotti, ci affascina e ci fa accostare l’auto per scattare qualche foto. La struttura che vediamo è quella “nuova” ricostruita nei primi del ‘900. Su Wikipedia leggo: “Venne progettata l’attuale chiesa dall’architetto genovese Luigi Balbi e la cifra pattuita per la costruzione era di 5.900 lire esclusa la costruzione della facciata, la demolizione e le nuove fondamenta, ma il preventivo delle spese totali arrivò a 14 000 lire. La prima pietra venne posata il 26 giugno 1898 e quella del campanile il 15 luglio 1901, e a questo punto le spese avevano già raggiunto le 59 000 lire.”

Che cifre!

Non ci avventuriamo all’interno, ma riprendiamo la via di casa, tra un tornante e l’altro, ancora colpiti dalla bellezza di questa giornata. Il nostro sabato all’aria aperta ci ha regalato qualche bella sorpresa!

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