Col vento sul Monte Chiappo

Una fredda domenica in montagna.

Tutte le foto sono di Simone, modificate da me.

Un paio di domeniche fa, data la splendida giornata di sole, abbiamo deciso di andare sul Monte Chiappo che con i suoi 1700mt è tra le cime più alte dei nostri monti. Si tratta di un monte della catena dell’Antola che si trova in un’area geografica in comune tra quattro province: Genova, Alessandria, Pavia e Piacenza. Una volta arrivati in cima, in fatti, è facile fare due passi e trovarsi già in una provincia lombarda e non più piemontese!

L’attacco del sentiero è a Capanne di Cosola, un paesino di quattro case a circa 1500mt di altezza; tappa obbligatoria, prima di arrivarci, è il panettiere di Cabella, dove compriamo focaccia e baci di dama. Quando arriviamo a Capanne, dopo un’ora di tornanti, ci accorgiamo di aver LEGGERMENTE sottovalutato il meteo: c’è la bellezza di 1°C e dei nuvoloni spaventosi che si rincorrono sopra le nostre teste, sospinti da un forte vento.

Iniziamo la dolce salita sterrata sotto un vento tragico: io non riesco a tenere la testa alzata dall’aria che tira, e dire che indosso il buff tirato su fino al naso e due strati di cappucci per coprirmi la testa. Ma non c’è niente da fare, il vento entra dappertutto! Metto via macchina fotografica (Simone, stoico, la tiene fuori) e bastoni da trekking, è più importante tenere le mani al coperto in questo momento. Saliamo e saliamo ancora finché non decidiamo di abbandonare la cresta e puntare per il Monte Ebro, davanti a noi, cercando di evitare i punti più esposti. Finalmente si inizia a quetare!

Ci infrattiamo tra sentieri e mulattiere poco battute (abbiamo letto, infatti, che pur essendo un trekking di categoria E – cioè escursionistica – può diventare in fretta EE – escursionisti esperti – per la difficoltà che si riscontra nel trovare le tracce giuste), camminando tra cespugli di erica, agrifogli e sempreverdi, mossi dal vento. Il bello di questo giro è il panorama: si ha una vista a 360° sull’intera valle, e chi ne sa più di noi sarebbe in grado di riconoscere i monti che ci circondano. Una meraviglia della natura, anche con questo freddo!

Arriviamo al segnavia della Bocca di Crenna, un passo al quale arriva anche una stradina che sale dalla Val Curone. Vediamo in lontananza qualche altro camminatore coraggioso: non siamo gli unici pazzi, allora!
Dalla Bocca di Crenna iniziamo a risalire la breve rampa che porterebbe al Monte Ebro, ma il vento si fa risentire, più forte che mai, e cediamo alle gelide temperature decidendo di tornare indietro. 

Iniziamo a scendere e a questo punto bisogna ammettere che ci perdiamo un po’! Seguiamo qualche mulattiera poco segnata, giriamo dietro qualche cespuglio, risaliamo una cresta…boh! A naso, ci rendiamo conto di essere vicini alla stazione meteo incontrata all’andata, sulla prima salita, ma ci vuole un po’ per ritrovarla! Alla fine ecco spuntare l’antenna: ci siamo! Scendiamo tranquilli verso l’auto, pronti a scaldarci un po’ e a rifocillarci con dell’ottima focaccia.

Selfie di rigore!

Stiamo guidando quando ci accorgiamo di una chiazza gialla in un prato…sono meline cadute da un albero, e che nessuno (tranne qualche cinghiale, probabilmente) ha mai pensato di raccogliere. Ci fermiamo e riempiamo due borse e il giorno dopo una buona parte viene trasformata…in una deliziosa torta da colazione! Ottimo raccolto!

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