Pagaiando sul fiume Tarn.

I primi giorni in Francia li abbiamo passati nei pressi del fiume Tarn, nelle stupende Gorges du Tarn. L’intenzione era di pagaiare sul fiume per un paio di giorni, con tanto di pernotto in tenda tra la vegetazione, come avevamo letto sul nostro manuale di kayak. Ci siamo preparati gli zaini, le provviste, l’acqua di fonte stivata nelle borracce Vargo. Abbiamo pianificato le tratte (da Ispagnac a Le Rozier, nella regione del Rodano-Alpi) e deciso di posteggiare il mitico VanRooster a Le Rozier, la destinazione finale, così che, quando fossimo arrivati alla fine, avremmo già avuto tutto lì, senza dover fare altri spostamenti.

Carichi di baguette e pain au chocolat, abbiamo preso un autobus per Ispagnac e lì ci siamo accorti del primo sbaglio… I kayak, infatti, si fermavano tutti a Blajoux, il paese prima, come mai?!? Noi ormai eravamo per strada e abbiamo proseguito, scoprendo a nostre spese che i primi 9km, proprio quelli tra Ispagnac e Blajoux, non erano del tutto percorribili. In otto faticose ore abbiamo guadato il fiume, un po’ camminando nella corrente e un po’ pagaiando. L’alternanza piedi/packraft è stata micidiale: gli zaini, al riparo dentro le sacche stagne Aquapac, ci pesavano, la corrente era fastidiosa e il letto del fiume limaccioso. E’ stata una fatica impressionante, oltre che inutile! Arrivati a Blajoux la sera, stanchi morti, ci siamo regalati una camera d’albergo e il giorno dopo abbiamo trovato la partenza vera del percorso fluviale…

Le Gorges sono delle stupende gole calcaree ricche di vegetazione, al fondo delle quali scorre placido il fiume Tarn, verde come le fronde degli alberi. Sulle rocce spuntano casette e casettine in pietra, e la cosa interessante è che tutti questi piccoli villaggi sono abitati e fiorenti. Alberghi, campeggi, panetterie, salumerie, chioschetti…ogni piccolo gruppo di case ha una sua bellezza particolare ed è movimentato da villeggianti e locali. Il kayak è  in gran parte il motore di tutto questo movimento, e infatti il fiume è molto navigato, ma noi siamo stati fortunati: partendo presto al mattino abbiamo incontrato folla solo verso l’ora di pranzo. Meglio così, le foto in solitaria sono molto più magiche! E grazie alle custodie waterproof  per telefoni e fotocamere, abbiamo potuto immortalare tutto questo scenario senza rischiare di mandare a bagno la tecnologia.

Purtroppo l’avventura del packraft non è stata entusiasmante quanto il circondario, che invece ci ha stupito ogni giorno di più. Il packraft è sì facilissimo da stivare e gonfiare (in 5 minuti è pronto! Incredibile!) ma purtroppo non così divertente su acque calme. Data la dimensione (è corto e compatto), non ha né la stessa stabilità né la stessa portanza di un kayak rigido, che invece anche sul placido Tarn riesce a filare con poche pagaiate. Noi invece, a furia di piantare le pagaie in acqua, ci siamo fatti dei muscoli da competizione!! Forse è più adatto ad acque agitate, in cui la forza della corrente fa da traino evitando che il packraft rolli continuamente a destra e a sinistra ad ogni pagaiata, ma per le acque agitate bisogna avere conoscenze che noi non abbiamo (la sicurezza prima di tutto). Bisogna ammettere però che lo stupendo paesaggio nel quale ci siamo ritrovati ci ha in parte ricompensati della fatica…

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