Da Terme di Valdieri ai laghi di Fremamorta.

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Lo scorso weekend, finalmente, io e Simone siamo riusciti a ritagliarci un paio di giorni per andare in montagna col VanRooster. Siamo partiti il venerdì in direzione di Terme di Valdieri (CN), in Valle Gesso, lungo il confine tra Piemonte e Francia. Arriviamo tardi, verso le nove di sera, dobbiamo ancora cucinare e prepararci per la notte – cosa che mi fa prendere la sciocca decisione di fermarci nell’area sosta a pagamento al centro del paese. Ragazzi, 12€ per un posteggio non custodito, con toilette senza carta e bagni alla turca…era meglio proseguire di un km sui tornanti e fermarci in una piazzola tra gli alberi! Ma va beh! Mangiamo, ci laviamo e ci infiliamo nei nostri sacchi a pelo, e in un attimo stiamo già dormendo.

La notte siamo svegliati da un temporalone e così, il giorno successivo, ci svegliamo tardi e decidiamo di non fare il giro ad anello con notte in tenda che ci eravamo prefissati, date le condizioni meteo rischiose. Partiamo invece in direzione dei laghi di Fremamorta e del Bivacco Jacques Guiglia, per un giro di una giornata. Io sono fuori allentamento di parecchio e divento paonazza dopo un attimo, mentre Simo, con quelle gambe lunghe che si ritrova è sempre davanti a me di qualche metro, che salta felice come uno stambecco! E’ da tanto che non ci regaliamo un weekend simile, e, anche se so che domenica sarò cotta a puntino, siamo entrambi contenti.

Nebbie e nuvole bianche si alzano tra le cime, mentre saliamo il sentiero. E’ verdissimo, qui, persino i picchi lontani lontani sembrano ammantati di erba verde. Dall’altro lato vediamo l’Argentera e innumerevoli altre montagne delle quali non sappiamo i nomi – ma che ci affascinano ugualmente. Arrivati al primo dei laghi di Fremamorta ci fermiamo per pranzo. Sono cinque, i laghi di origine glaciale formatisi nel vallone della Valletta; la leggenda vuole che si formarono dalle lacrime versate da un uomo per la morte della sua sposa. Il termine “fremo” infatti, in lingua franco-provenzale, significa “donna“.

Arrivati al lago mediano, il cielo si scurisce e decidiamo di ingranare la quinta e camminare più in fretta: quei nuvoloni promettono tempesta! Arriviamo al Bivacco Guiglia, una capannetta di lamiera rossa ancorata al terreno con cavi d’acciaio larghi quanto il mio polso, dove salutiamo un simpatico francese che ci dice che dormirà lì questa notte. Nonostante il bivacco sia lungo un paio di metri per lato, all’interno ci sono NOVE posti letto! Incredibile!

Stiamo scendendo di buon passo quando sentiamo le prime gocce. In un attimo tiriamo fuori antipioggia e poncho e proseguiamo la discesa sotto una pioggia scrosciante. Facciamo l’ultima ora, così, ridendocela sotto i baffi (e i cappucci) e pensando al povero francese, solo sotto il tetto di lamiera. Arrivati al van, ci vuole un po’ di organizzazione per levarci i vestiti bagnati senza marcire l’interno del furgone, ma ce la facciamo, e quando ci sediamo, puliti e rivestiti, ci sentiamo subito meglio. La pioggia continua per quattro ore, cullandoci in un pisolino pomeridiano, e quando ci mettiamo a cucinare si apre uno splendido tramonto. Wow!

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