Into the wild in Val Grande

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Conoscete la Val Grande? E’ l’area wilderness più grande d’Italia, un luogo selvaggio ed incontaminato, punteggiato dalle testimonianze della presenza umana dei secoli precedenti a questo. Alpeggi, mulattiere e terrazzamenti sono ben visibili nella valle, che al momento rimane quasi del tutto libera dall’uomo. Pochi villaggi, tutti ai confini del Parco nazionale (in provincia di Verbania – Cusio – Ossola), e tanta natura selvaggia e vivissima.

Noi ci siamo stati qualche tempo fa, durante uno splendido weekend all’insegna del trekking. La nostra meta era il bivacco Bocchetta di Campo, del quale avevamo letto su I Meridiani come di un’area particolarmente suggestiva. Siamo arrivati la sera, mangiando e dormendo fuori, per partire “di buon’ora” il giorno successivo (la nostra buon’ora è sempre un po’ relativa, ma va beh), verso l’Alpe Scaredi e il nostro bivacco.

Un’enorme vallata illuminata dal sole si apre davanti a noi; lontano, sulle creste, vediamo i puntini colorati degli escursionisti – che si sono alzati decisamente prima di noi! Facciamo il pieno di acqua e ci incamminiamo, incontrando per strada delle splendide mucche color caramello e i segni di quale frana recente: il monte deve aver scaricato rocce e ghiaia, lasciando una traccia ben visibile sul verde. Ovviamente si inizia con una salita verticale dellamadonna che mi taglia le gambe dopo cinque minuti; meno male che Simone si ferma spesso a fotografare le genziane e i fiori di campo, così io posso riprendere fiato!

All’alpe ci fermiamo a fare merenda con formaggi e frutta secca, e poi ripartiamo. Poco dopo si vedono le prime nevi, eppure non siamo così in alto! Da lì in poi, merito della salitona folle dell’inizio, andiamo più spediti e saliamo sulle cime trovandoci di fronte una vista magnifica. Si vede, se non sbaglio, il Lago Maggiore, e buona parte del relativo arco alpino. Merito della giornata stupenda, con cielo limpido e sole accecante. Camminando in cresta vediamo il bivacco: è stupendo! Una casetta stretta e lunga, a tre piani, metà della quale è aperta ai campeggiatori.

Arriviamo a destinazione a metà pomeriggio, posizioniamo i nostri zaini e sacchi a pelo nell’ultimo piano e, stesi al sole senza più scarpe, chiacchieriamo con uno degli altri ospiti del Bivacco. La sera ci mettiamo a cucinare: c’è chi ha la zuppa, chi il risotto, chi i crackers, e ovviamente non manca del formaggio e – incredibilmente – del buon vino rosso. Dopo cena usciamo, tutti vestiti, a vedere il tramonto e i caprioli che si aggirano attorno al bivacco. Ne immortaliamo qualcuno con le fotocamere, ma sono distanti e al buio non si vede granché…peccato!

Il mattino siamo in perfetta forma, è incredibile come la fatica del giorno prima si trasformi presto in muscoli guizzanti e voglia di andare! Per il ritorno vorremmo cambiare strada, per variare un po’, ma bisogna controllare bene le mappe che abbiamo sul gps. In linea teorica la strada c’è, bisogna solo trovarla… Ritornando in cresta per il ritorno, troviamo un punto attrezzato con catene di ferro alle quali reggersi: stiamo camminando su un bordo di roccia di mezzo metro a dir tanto, accanto a noi solo nuvole, foschia del mattino e le montagne distanti. E’ meraviglioso! La sensazione che danno le guglie lontane, viste dalla cima, è qualcosa che rimane dentro e ci si porta a casa anche alla fine del giro. E noi, obbiettivamente, siamo fortunati a godere di una simile vista.

Attraversiamo delle coste innevate, io ci cammino sopra come su un tappeto di gusci d’uovo: mi preoccupa un po’ ma apparte qualche gridolino spaventato, andiamo avanti senza problemi e dopo poco torniamo all’altezza del verde rigoglioso. Sotto di noi vediamo la vallata e la strada, quasi riusciamo a distinguere la nostra auto… Alla fine abbiamo trovato il sentiero per la discesa, ma quasi quasi sarebbe stato meglio continuare a camminare, perdendoci into the wild.

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