Abel Tasman Coast Track: 2^ parte.

Leggete qui la prima parte!

Il tratto più particolare è l’ultimo, quello che dalla località di Awaroa (dove troviamo un baretto in cui rifocillarci con bibite fresche e qualche pizza, incredibile!) ci porta al nostro campeggio a Whariwharangi Bay. Solitamente i trekkers si fermano ad Awaroa: i campeggi lì hanno più posti, ci sono huts, glamping e qualche villaggio – troppo – turistico, mentre noi dobbiamo proseguire di ancora un paio di chilometri. Qui abbiamo una simpatica avventura con la marea! Avendo perso un paio d’ore mangiando e chiacchierando, ci ritroviamo su un sentiero non segnato dalla nostra mappa, incredibilmente già pieno di acqua con l’alta marea! Incontriamo un barcone di turisti russi che si fermano a parlare, raccontando di aver visitato l’Italia tante volte, e che ci suggeriscono di attraversare in un certo punto preciso, il meno profondo. Comunque è molto probabile che avremo l’acqua ben oltre le cosce! Altrimenti, mi dice la matrona, dato che il tuo compagno è alto e non si bagnerà tanto, potresti farti portare sulle spalle…

Arriviamo ad Awaroa verso le 4 del pomeriggio, con le chiappe bagnate dal precedente passaggio in acqua alta, e il nostro orario stabilito a Nelson per il passaggio è alle 18.58: al centro informazioni di Nelson ci hanno ripetuto un sacco di volte di passare esattamente in quel momento, ma che due ore prima e due ore dopo il passaggio è ancora sicuro anche se con l’acqua un po’ alta. Alle sei meno un quarto fremiamo e, vedendo altri gruppi di persone attraversare il chilometro di spiaggia fangosa, partiamo. Là dove c’era il mare azzurro, ora c’è una lunga lingua di sabbia appiccicosa, dove rivoli di acqua salata scoprono un letto di conchiglie e molluschi vari.

Al di là della bassa marea, montiamo la tenda chiacchierando con un ragazzo spagnolo che passeggia su una slack line legata agli alberi di fianco a noi, ma il nostro amico di trekking preferito sarà il signore di Wellington che incontriamo ripetutamente sulla strada e che chiacchiera con noi amabilmente parlando di macchine fotografiche, zaini (è incuriosito da quello ultralight di Simone), Italia e Nuova Zelanda…e sandflies che, ci dice prendendoci in giro dopo aver notato le numerosissime punture di pappataci che ci costellano le gambe, sono insetti notoriamente golosi di turisti italiani! Scambiamo racconti di viaggio, dove siamo stati noi, dov’è stato lui, ci consiglia dove fare kayak e ci racconta della volta che, sul Milford Sound, ha piovuto così tanto ma così tanto che la protezione civile ha chiuso tutti i sentieri e recuperato gli escursionisti, con l’acqua ormai alle ginocchia, mandando elicotteri. Incredibile!

Lo rivediamo con i suoi amici il 22 gennaio, quando arriviamo a Totaranui dopo due ore di percorso sotto la pioggia. Siamo stati fortunati a beccarla solo l’ultimo giorno, durante la tratta più breve! In realtà partiamo belli incappucciati sotto i nostri poncho, ma fa talmente caldo lì sotto che alla prima salita ci liberiamo di tutto il superfluo, rimanendo in maglietta sotto la pioggia leggera. Arrivati a destinazione, facciamo merenda con le ultime provviste e attendiamo il water taxi per tornare al punto di partenza. A quel punto inizia a piovere davvero: siamo tutti seduti, sudati e infangati, sotto il portico del centro informazioni, in attesa che arrivino i motoscafi delle 11 del mattino.

Quando ripartiamo io e Simone siamo in silenzio. Guardiamo la costa allontanarsi tra gli spruzzi del motoscafo, ogni tanto ci fanno avvicinare agli scogli per avvistare le otarie. Ripercorriamo, dal mare, il tragitto compiuto a piedi…e in un attimo io mi faccio sopraffare dalle emozioni.

Non ho mai compiuto niente del genere, ad alcuni potrà sembrare una cosa da niente, ma per me è stata un’impresa eccezionale che, anche se durata pochi giorni, rimarrà per sempre nel mio cuore.

2 risposte a "Abel Tasman Coast Track: 2^ parte."

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