Partenze e ritorni

Finalmente, dopo una lunga assenza, torno a scrivere sul blog. La ragione del mio prolungato silenzio è una: sono stata in Nuova Zelanda per la bellezza di 40 giorni. Simone mi aspettava lì già da due mesi, mi aveva preceduta per lavoro, io sono arrivata poco prima di Natale e siamo tornati in Italia insieme il 31 gennaio. Ora, dopo qualche giorno per riprendersi dal jet lag e aver ricominciato con la vita italiana, mi sento pronta per parlarvi di questa esperienza incredibile.

Il nostro lungo viaggio è cominciato a Christchurch, anzi, ad Amberley nella Waipara Valley, dove io mi sono dovuta riprendere dopo 36 ore di volo (Milano – Dubai – Auckland – Christchurch). Con l’auto di Simone, la mitica Toyota Carib, ci siamo spostati seguendo quasi sempre la costa e “circumnavigando” prima l’isola del Sud e poi, dopo un breve trasferimento a bordo del ferry, una parte dell’isola del Nord. Abbiamo guidato 7/8mila km, cercando di vedere il più possibile ma rispettando sempre i nostri bisogni (riposare, dormire, rilassarci di tanto in tanto) e tenendo sempre presente che là, in Nuova Zelanda, ogni luogo è una scoperta. Anche se non raggiungevamo la meta prefissata, il tragitto ci regalava sempre incredibili paesaggi e scorci indimenticabili, rendendo ogni tratta un sogno ad occhi aperti.

Il Sud, che abbiamo girato in lungo e in largo, ci ha colpiti molto più del Nord: meno urbanizzato e popolato, ogni scorcio è una cartolina vera e propria. Ogni strada è la più bella che abbia mai visto, la più incredibile sulla quale abbia mai guidato. Molte volte 80km di viaggio venivano percorsi in ore e ore a causa della bellezza del circondario, che ci faceva fermare ad ogni curva e ad ogni collina, per fare una foto ed ammirare tutto quel ben di Dio. Un semplice picnic in una piazzola di sosta diventava uno spettacolo della Natura a cui assistere estasiati. La East Coast, in particolare, ci ha conquistati con i suoi promontori spazzati dal vento, colpiti dalle onde dell’oceano.

E le città, le poche città che ci sono al Sud, sono dei gioielli. I paesi sono spesso agglomerati di poche case sparse nella campagna, simili ai villaggi di frontiera del Far West (questa era davvero l’ultima frontiera per chi arrivava qui pieno di dubbi e di speranze). Qualche stalla abbandonata punteggiava i prati e chissà chi ci abitava, che cosa ci facevano lì, di cosa vivevano. Ogni villaggio è autosufficiente e comprende ogni genere di attività, dal cinema al veterinario alla ferramenta alla galleria d’arte; correnti artistiche fortissime spazzano le terre neozelandesi, che mettono in mostra con orgoglio nazionale i propri artisti in ogni città.

Christchurch, la più grande città del Sud, è un crogiuolo di attività. Distrutta quasi del tutto nel terremoto del 2011, ora è una fenice che risorge dai sui cumuli di macerie. Passeggiavamo per il centro e ci accorgevamo di un amalgama incredibile fatto di palazzi inagibili, lotti demoliti, detriti e allo stesso tempo palazzi ultramoderni appena ricostruiti, conteiners colorati come sedi di banche per poter continuare a lavorare, coloratissimi murales contro i muri degli edifici a pezzi. Per far capire che si può continuare a vivere, e a vivere bene, si può ricominciare radendo a zero e ripartendo da lì. Città coraggiosa, nella quale abbiamo trascorso gli ultimi due giorni, prima di ripartire per l’Italia con il cuore pesante. Salire su quell’aereo è stato difficile, oh così difficile…

11 risposte a "Partenze e ritorni"

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