Cosa volere di più da una vacanza?

Dopo Lubiana, la città verde tranquilla ed ecologica che ci ha rubato il cuore, torniamo nel Triglav per gli ultimi giorni di trekking. Scegliamo un anello che ci dovrebbe portare ad uno splendido lago alpino, il “krnsko jezero” o Lago Krn. Si trova ai piedi dell’omonimo Monte Krn, il Monte Nero, 1300 mt di altitudine l’uno e 2245 l’altro. Ci incamminiamo di buon passo, partendo a piedi dal nostro campeggio, a 3/4 km dall’attacco del sentiero. Da lì parte una lunga e rinvigorente camminata al fresco del bosco. Incontriamo molte persone, che superiamo di buon passo con i nostri scarponi e bastoni da trekking.

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Cascine e ruderi, accanto a noi mentre camminiamo

La salita è costante ma per niente faticosa, anzi, ci tonifica e ci rinforza il respiro. Gli zaini da giornata non ci pesano, dentro ci sono solo cibo acqua e un anti pioggia, e quindi riusciamo a tenere un buon passo. Curva dopo curva, saliamo sempre di più. Tra le foltissime fronde degli alberi, di tanto in tanto, cogliamo degli scorci da togliere il fiato e che ci ripagano di qualsiasi fatica.

Arrivati a destinazione, accaldati dall’ultimo tratto di sentiero assolato, ci sediamo a bordo lago per un bel pranzetto con vista. Panini e formaggio di capra (ne abbiamo comprato tanto ma tanto!) stesi sul prato sulle nostre giacche. C’è parecchio movimento, il sentiero non è difficile e quindi è molto frequentato anche da famiglie e gruppi vacanze, ma nessuno è di disturbo. Notiamo con piacere, ancora, che qui in Slovenia la tranquillità è la parola d’ordine: non c’è rumore, non ci sono fastidi; solo la pace essenziale della Natura. Cosa volere di più da una vacanza?

Purtroppo il cielo si annuvola in fretta e quindi, anche se la nebbiosa cima Krn ci attira, decidiamo di scendere per paura di un acquazzone estivo. Di ritorno sentiamo rumore d’acqua (qui è tutto pieno d’acqua, nonostante nei campeggi ci abbiano detto che è una stagione particolarmente secca) e decidiamo di inoltrarci nella boscaglia, attirati dall’eventualità di una sorgente. Tra le frasche, seminascosta dalle fronde degli alberi, si apre davanti a noi una visione fiabesca. Una cascata ricchissima sorge e zampilla tra le rocce, finendo in pozze e laghetti verdi; il muschio ci bagna le mani e le gambe mentre ci inoltriamo tra i massi. Ci sediamo, ci abbeveriamo, riempiamo le borracce. Facciamo un miliardo di foto, siamo stupefatti da tanta bellezza.

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Infine, ad un km dal campeggio, ormai sudati e con una voglia matta di levarci le scarpe, vediamo un lago profondo. Il tempo di scendere e io mi sono già levata zaino scarpe e vestiti, allungandomi verso l’acqua. Un’ansa di roccia liscia sembra fatta apposta per accogliere il mio sedere mentre scivolo dentro il laghetto: l’acqua è trasparente, piena di trote, uno spettacolo! …peccato così gelida da intorpidire le gambe. Simone non ha il coraggio di entrare lentamente e allora si butta, ma esce in fretta e furia coi brividi dalla testa ai piedi! Altre persone arrivano al lago e io dopo un po’ sento di nuovo il richiamo dell’acqua, così riaffondo nelle acque gelate: uno dei turisti mi fa qualche foto, sorpreso dal mio coraggio.

Torniamo al Van Rooster, umidi e tonici, rinfrancati nel corpo e nello spirito. La perfetta conclusione di una giornata stupenda, manca solo una birra e una cenetta handmade sul nostro fornello da campo. La nostra vanlife non sarà chic come quelle che si vedono online, ma anche se semplice è piena di calore.

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