Ripensando a Bohinj

Il lago Bohinj mi è (ci è) piaciuto un sacco. La città costruita attorno al bacino di acqua scura ci ha conquistati subito, appena arrivati da Bled. Le differenze tra i due laghi sono tali e tante che tutti i difetti percepiti in uno, non fanno altro che aumentare i pregi (ai nostri occhi) dell’altro. Tanto era caotico e smaccatamente turistico Bled, quanto “alpino” e molto più vero mi è sembrato Bohinj.

E’ calmo, è fresco, è circondato da foreste e cime (su alcune si scia!) e nonostante le dimensioni sembra il classico lago che ti aspetti in una conca tra le montagne a duemila metri. Giusto i canoisti solitari ci fanno realizzare l’effettiva altitudine: non siamo su, siamo in paese, eppure non si sente un rumore. Iniziamo il trail di tre ore e rotti vestiti da trekking, con zainetti e provviste. La sera prima (come avevo spiegato nello scorso post) è esploso un temporale grandioso, facendoci cambiare idea sul bagno che avevamo invece previsto. Nessuno dei due infila l’asciugamano nello zaino, piuttosto un maglione antivento; nessuno dei due pensa di mettersi il costume sotto, anzi quasi quasi prendiamo il poncho che qui butta male.

Dopo poco tempo, però, il sole esce tra le nuvole regalandoci una mattina grandiosa. E facendoci sudare come non mai. Le spiaggette ghiaiose sotto il sentiero sono sempre più affascinanti, passo dopo passo, e quando finalmente ne troviamo una che ci ispira, ben lontana da sguardi indiscreti, ci buttiamo di sotto e ci leviamo i vestiti. In tempo zero io sono già in mezzo alle trote – è difficile, per me, resistere al richiamo dell’acqua, e dopo poco arriva anche Simone. Siamo in mutande, non c’è niente di sconvolgente, ma c’è qualcosa di vagamente selvaggio nel nuotare in un lago isolato tra gli alberi, anche se nella caletta di fianco a noi stanno già scendendo altri escursionisti. E’ come se fosse al tempo stesso un ritorno alle origini naturali e un movimento controcorrente con i tempi contemporanei.

Stiamo al fresco una mezz’ora e poi ci rimettiamo in cammino. Dopo un po’ dei nuvoloni minacciosi ci fanno mettere via di corsa le macchine fotografiche; meno male che abbiamo preso i ponchi invece dei costumi, perché il diluvio universale si abbatte su di noi dopo poco!

Dura pochissimo, il tempo di cuocerci per bene sotto i nostri teli, ma la vegetazione dopo la pioggia dà il suo meglio. Alberi monumentali, con radici contorte che spaccano il sentiero, ci coprono le teste; un muschio verdissimo e folto ricopre, oltre che il terreno e le rocce, un buon metro di ogni tronco, rendendo vividissimi i colori del bosco. Fiori e ragnatele cosparse di gocce ci allungano il cammino, di parecchio anche!, perché ci fermiamo ad ogni corolla per fare una foto. Ogni tela di ragno ha un disegno diverso, ogni felce è arricciata in maniera singolare, ogni radice è unica nel suo genere. Io continuo ad inciampare, perché ho il vizio di chiacchierare guardando le fronde alte sopra di me – è un miracolo che non sia mai caduta.

Dopo una veloce pausa pranzo, in un’area di sosta all’altro capo del lago, pulita, attrezzata e tranquilla, costruita per armonizzarsi con l’ambiente circostante, ci rimettiamo sul cammino. L’ultimo tratto non è più sentiero ma strada sterrata a bordo strada. Tuttavia anche se camminiamo vicino alle macchine c’è sempre la forte sensazione di trovarsi in mezzo alla natura e non nel traffico. Dato che è presto sulla nostra tabella di marcia (il sentiero era tutto in piano e noi trottiamo), decidiamo di scendere al lago per un ultimo bagno. Vediamo altre trote, così tante che quasi quasi ci viene voglia di infilarne una dentro la borraccia per mangiarcela di sera, e una selva di tronchi muschiosi nascosti sotto il pelo dell’acqua. I colori che si creano grazie ai riflessi sono magnifici e quasi irreali, impossibili da raccontare e anche – purtroppo – da replicare in foto. Le immagini, seppur vicine alla realtà, non rendono appieno la bellezza maestosa di quello che ci sta attorno.

P1050983
Il torrente Savica

 

7 risposte a "Ripensando a Bohinj"

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  1. Posto meraviglioso! Devo ammettere che sono molti anni che non riesco a fare più una vacanza in montagna e un pò di manca. Questo lago non lo conoscevo affatto, mi sono fermato al più noto Bled. Complimenti bel racconto.

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