Boschi verdi ed acque limpide

Zemljevid TNP

Le vacanze in Slovenia sono iniziate con sei ore di macchina e una grandinata improvvisa verso Venezia. Un bel modo per inaugurare la prima settimana d’agosto! Arriviamo a Trenta, la nostra prima destinazione, e già al confine tra Italia e Slovenia ci troviamo davanti un paesaggio da favola: montagne aguzze, vegetazione verde e ricca, nebbia e nubi che si alzano tra le cime. Basta agitare le mani fuori dai finestrini per sentire finalmente l’agognata frescura… La pioggia che ci ha sorpresi per strada arriva anche in città, e l’unica per non infradiciarsi fino al midollo è prendere una pizza al volo e mangiarla dentro l’auto, che Simone provvede a sgomberare dietro ai sedili anteriori. Appoggiamo i cartoni sulla ruota di scorta e ceniamo in una piazzola di sosta.

Nello scorso post accennavo a storie vere di vanlife. Questa è la realtà dei fatti: quando piove che Dio la manda non si può cucinare fuori sul nostro fornello “alla moda”, non si può spalancare il portellone e stendere il letto per farci foto maliziose ai nostri pasciuti posteriori. Non si può fare nessuna di queste cose da instagram. La vera vanlife invece implica cenare in mutande e montare il supporto in legno del letto DA DENTRO perché fuori altrimenti verremmo martellati dalla pioggia torrenziale. Significa anche farsi bussare sul finestrino dalla polizia che, in un italiano impeccabile, ci dice di andare in campeggio perché nel Parco Nazionale del Triglav (dove siamo noi in effetti) è vietato campeggiare liberamente. Non facciamo a tempo a spiegargli che noi non sporchiamo, che ci portiamo via pure la carta della pipì e che al limite per terra scoliamo un po’ d’acqua della pasta, ma niente. Ci tocca il campeggio.

Ma fa niente, fa freddo e ci sentiamo tonici, diversamente dalla mollezza di casa dovuta al caldo soffocante, e l’indomani ci aspetta un bel sentiero lungo l’Isonzo. Fiume di guerra limpido come il cielo sopra le nostre teste, trasparente sulle pietre bianchissime del suo letto, l’acqua riflette la foresta che le prospera ai fianchi dipingendo i laghi e le anse di un verde fuori dal mondo. Ci pucciamo le dita dei piedi ma è troppo freddo (anche per me che non patisco). Nonostante si cammini a pochi metri dalla strada, non si sente un rumore: tutto quel verde attutisce i rombi delle (poche) auto passeggere, i camminatori sono prevalentemente nordici – e quindi educati e silenziosi – e noi ci sentiamo così in soggezione di fronte a tutto questo ben di Dio da comportarci in maniera ancora più rispettosa. E’ proprio vero che quando ci capita di vivere in un ambiente ordinato, si diventa noi stessi ordinati. Non buttiamo niente per terra, né i picciuoli delle pere né le croste dei deliziosi formaggi di capra che compriamo al Market di Trenta, ma forse quello dipende soprattutto dalla fame da lupi…

Notiamo una pulizia ed una tranquillità dei modi, sia qui tra i monti (che solitamente sono luoghi dove abbonda l’educazione) che nelle città che visiteremo più avanti, invidiabile. Non una cicca per terra, non una cartaccia, non un colpo di clacson; i campeggi la sera sono tranquilli, le luci si spengono in fretta e il silenzio ci culla felici nel sonno del nostro Doblò. La vita è bella anche quando non è instagrammabile.

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